dotQuantum

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In questa performance si oppongono, si confrontano e si integrano la riduzione di scala e la luce. Miniatura è tanto la dimensione ridotta degli oggetti e delle forme quanto l’illuminazione.

Qui la luce, quella diurna e interna al film, disvela le azioni che avvengono in lontananza e nell’oscurità della notte, permettendo di cogliere in alcuni casi anche il loro carattere ubiquo e ripetitivo. Nello stesso tempo però la luce, quella artificiale e esterna allo schermo, disturba fino all’annullamento quello che cerca di apparire nella forma minima determinata dalla distanza. Le azioni, minime tanto nella loro dimensione che nelle modalità che le costruiscono, si illuminano di luce diurna nel buio della notte e una luce esterna le trasforma. In questo duplice processo di rinforzo e di disturbo solo il tempo e il suono rafforzano la visione enfatizzando l’impercettibilità del “molto piccolo” determinato dalla distanza della ripresa.

In dotQuantum è come se si contrapponessero due dispositivi luminosi differenziati: uno che crea immagini e permette di vedere l’infinitamente piccolo della ripresa modulando luci e colori, l’altro che tramite la luce pura annulla o dissolve la visione.

La qualità diurna della luce, tutta interna al filmato, illumina in maniera aritmica e discontinua porzioni di villaggio immerse nella notte. La quantità di luce proveniente dalle fonti esterne al filmato, veri e propri “dispositivi di disturbo” riempie di luce le stesse porzioni fino ad annullarne la visione per eccesso di luminosità.

La diversa qualità della luce fa emergere la visione dall’interno. La eccessiva quantità della luce dissolve la visione dall’esterno. Le azioni, scorte in lontananza, vengono dall’oscurità, si intravedono e scompaiono nell’accecante luminosità. Buio e luce provocano effetti analoghi e solo il suono e il tempo variato permettono di sentire vicino e presente quello che avviene in lontananza e che la distanza rende ridotto nelle dimensioni e impercettibile nella comprensione.

In this perfomance the reduction of scale and the  light oppose, confront and integrate. Miniature is so small size of objects and shapes as illumination.

Here the daylight, that one inside the film, reveals the actions that take place in the distance and in the darkness of the night, allowing you to take in some cases even their ubiquitous and repetitive nature. At the same time, however, the artificial light, that one off screen, disturbs till the cancellation what tries to appear in the minimum form determined by the distance. The actions, minimum both in their size and in the manner they are built, illuminate of daylight the darkness of the night and an external light transforms them. In this dual process of enhacement and disorder only time and sound reinforce the vision emphasizing the imperceptibility of  the "very small" determined by the distance of the shooting.
In otQuantum it’s as if two different light devices would oppose: one creating images and allowing to see the infinitely small of the shots modulating light and color, the other one cancelling or dissolving the vision through the pure light .

The daylight quality, all inside the movie, illuminates, in an arhythmic and discontinuous way, portions of the village immersed in the night. The quantity of light coming from sources external to the screen, real "disorder devices", fills with light the same portions until cancelling the vision for excess of brightness.
The different quality of light brings out the view from inside. The excessive quantity of light dissolves the vision from the outside. The actions, beheld in the distance, come from the darkness, are glimpsed and disappear in the dazzling brightness. Darkness and light cause similar effects and only the sound and the varied time allow you to feel close and present what happens in the distance and what the distance reduce to small in size and to imperceptible into understanding.