Domenica 6 Aprile ore 11:42

Sunday 6th April, 11:42 a.m.

Questa intervista è stata pubblicata su Wolphin DVD n. 9, San Francisco, USA, 2009
This interview was published on Wolphin DVD no.9, San Francisco, USA, 2009

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Wolphin: Qual’è stata l’ispirazione per questo film? Era la reale scena di un crimine?
Flatform: Il film parte dall’idea di mettere in relazione il punto di vista interno, sempre parziale e soggettivo, con il punto di vista esterno, totalizzante e maggiormente oggettivo, intorno a un paesaggio. Paesaggio che, quindi, si pone come il risultato di molteplici traiettorie, di spostamenti nello spazio che si aprono alla casualità e alla indeterminazione.
In ogni paesaggio naturale, e quindi anche in questo, non vi è alcun disegno preordinato. Le azioni sono ordinarie ma, al tempo stesso, possono evocare l’eccezionalità.
Nella normalità alloggia l’imponderabile. Il possibile è solo l’altra faccia dell’impossibile. Soltanto il nostro sguardo esterno ricostruisce le trame e le dispone quietamente. Va da se che ogni azione che si svolge all’interno del paesaggio è un indizio di qualcos’altro che può averla generata. La scena non è, ma potrebbe essere, quella di un crimine.


Sembra che il paesaggio stesso sia il protagonista principale di questo lavoro. Come avete scelto dove ambientarlo?
Ci interessava ambientare il video all’interno di un paesaggio che fosse in stretta relazione con quelli raffigurati dalla pittura rinascimentale italiana. In qualche maniera doveva essere paradigmatico.
Abbiamo scelto questo paesaggio nella regione Marche dell’Italia centrale, anche perché è uno dei luoghi dove Lorenzo Lotto ha vissuto alcuni anni del suo esilio pittorico. Un paesaggio ordinato, intatto quanto a natura ma con all’interno insediamenti antropici che potessero permettere il dipanarsi delle azioni. In occasione della premiere di “Domenica 6 Aprile, ore 11:42”, è stato per noi inoltre importante proiettare il film all’interno di una sala che affaccia sullo stesso paesaggio protagonista di questo lavoro.
Il pubblico quindi, terminata la proiezione e uscendo all’aperto, si è trovato di fronte lo stesso identico panorama appena visto nella sala.


Siete mai stati testimoni oculari di un crimine?
Della tua domanda ci interessa molto il concetto di testimonianza perché include sia la disponibilità che l’attenzione, ovvero due caratteristiche peculiari dello stato di coscienza attivo che è alla base dell’osservazione. E, questo, è il nostro territorio. Comunque, si, a uno di noi è capitato tanti anni fa di avere scoperto un crimine perpetrato in un condominio di Parma.


Qual’è il vostro paesaggio preferito?
I paesaggi, così come le persone, i fatti storici, quelli culturali e tanti altri avvenimenti della nostra vita, possono nel migliore dei casi prospettare aspetti che ci sembrano peculiari e migliori di altri solo in determinati momenti della nostra esistenza. Ma questo non rappresenta né un sentimento nè una considerazione assoluti. Non pensiamo che esista un paesaggio che possa essere definito come il proprio favorito.


Come avete assemblato la composizione?
Il termine assemblare è calzante per la composizione di questo video. E’ il termine giusto per definire l’operazione che volevamo realizzare: mettere insieme una serie di situazioni differenti all’interno di un punto di vista che risultasse unico, globale e assoluto.
Da un punto di vista cronologico dapprima abbiamo scelto il paesaggio e, successivamente, a partire da questo, abbiamo creato un plot che comprendesse azioni e movimenti tali da poter essere seguiti da specifiche focalizzazioni: alludiamo ai cerchi di ingrandimento che si muovono nel paesaggio seguendo i protagonisti. Abbiamo quindi studiato percorsi che potessero creare traiettorie trasversali, incroci e libere associazioni. Per lo sviluppo compositivo del video abbiamo deciso di girare in una giornata in cui i movimenti di nuvole nel cielo permettessero rapidi passaggi di luce/ombra in modo da enfatizzare i movimenti spazio-temporali.

Riguardo al suono, una serie di microfoni unidirezionali posizionati in corrispondenza dei diversi sets all’interno del paesaggio, hanno registrato e restituito i vari particolari sonori.


Chi è il carnefice, chi la vittima?
In questo lavoro ci ha interessato enfatizzare l’ambiguità con cui la realtà si palesa. I ruoli si fondono e si confondono. (...)



Wolphin: What was the inspiration for this film? Was it a real crime scene?
Flatform: The film springs from the idea of connecting an internal point of view, always personal and subjective, and an external point of view, comprehensive and more objective, of a landscape. A landscape, therefore, that results from multiple trajectories, movements in space, which are open to the vagaries of chance and indefinition.
In every natural landscape, and in this one as well, there is no preconfigured design. The actions are ordinary but may, at the same time, evoke the exceptional.
The imponderable resides within the normal. The possible is just the other face of the
impossible. Our external eye alone reconstructs themes and arranges them quietly. It is
therefore understood that every action that occurs within the landscape points toward
something else which may have caused it. And though it is not the scene of a crime, it could be.


It seems the landscape itself is the main character in your piece. How did you choose the setting?
We wanted to set the film in a landscape closely related to those of Italian Renaissance
paintings. It needed to somehow be paradigmatic. We chose this landscape in central Italy’s Marches also because it is one of the places where the painter Lorenzo Lotto spent several years of his pictorial exile. At the premiere of “Sunday 6th April 11.42 a.m.”, it was very important for us to project the film in a space which overlooked the same landscape that acts as protagonist in the work. Upon exiting the screening space at the end of the show, the attendees found themselves confronted with the very landscape that they had observed in the film.


Have you ever personally witnessed a crime?
What is really interesting in your question is the concept of “witness” because it includes both receptiveness and attention, that is to say two peculiar characteristics of the active state of conscience which is at the base of observation. And this is really our territory. Anyway the answer is affirmative, one of us discovered a crime committed several years ago in a condominium in Parma.


What is your favourite landscape?
Landscapes, like people, historical and cultural facts, and many other events in life can, in the best of times, pose aspects which strike us as peculiar and better than others in just a few particular moments of our existence. But this does not represent either an absolute feeling or an absolute consideration. We do not believe that a landscape exists which can be defined as a “favourite”.


How did you assemble the composition?
The term ‘assemble’ is fitting for the composition of this video. It is the right term to define the operation we aimed to realise: our intention, in fact, was to bring together a series of different situations within a point of view which appeared unique, global and absolute.
From a chronological point of view, we first chose a landscape and from there we created a plot that included actions and movements that could be followed by specific points of focus: with this we allude to circles of magnification that move through the landscape following the main characters. We then studied paths that could create transverse trajectories, intersections and free associations. Concerning the development of the composition of the video, we decided to shoot it on a day when the movements of the clouds across the sky would allow rapid transitions from light to shade, in order to emphasize space-time movement.
As for sound, a series of unidirectional microphones placed next to the different sets within the landscape recorded and fed back the various sound elements.

Who is the perpetrator, who is the victim?
In this work our aim was to emphasize the ambiguity through which reality manifests itself. Roles melt together and become confused. (...)